Parete Occupata

Astratto-Concreto

A partire dal 2000, la vastissima ed ultra cinquantenne ricerca artistica del maestro Calonaci, dalla sua iniziale vocazione scultorea-architettonica alle stesure grafico pittoriche, trova una nuova sintesi espressiva, in cui la matrice geometrizzante della sua forma tridimensionale viene combinata in un dialogo di interazioni spaziali bidimensionali, sollecitata dallo spazio della tela e dalla sua continuità parietale.

Gli attuali lavori del Calonaci (2000/2017) compongono un ciclo di dipinti di “Parete occupata”, contrassegnate da un linguaggio astratto-concreto con il quale l’artista crea l'inclusione del contesto spaziale, ovvero della parete, all’interno dell’opera stessa.

“Ogni dipinto di questo suo nuovo ciclo - scrive Crispolti - risulta virtualmente un possibile dipinto sulla parete, giacché per continuità di bianco annullerebbe percettivamente l’alterità tradizionale di spessore oggettuale costituita di per sé dall’entità del quadro”.

Con “Parete Occupata” Calonaci intende riconsiderare il rapporto tra l’immagine e lo spazio della sua rappresentazione; un spazio che non si limita alla definizione e delimitazione della tela ma si libera in una dichiarata continuità dialettica ed espansiva tra il dipinto e la parete. Lo spazio della pittura entra nel contesto parietale, la occupa in modo tale da annullarne i confini e riproporre in una sorta di “confronto ambientale”, così come suggerito da Crispolti, una continuità tra gli spazi bianchi della superficie della tela e la parete occupata.

La volontà espressiva del Calonaci si connota per un impianto di natura formale di assoluta semplicità risolutiva. L’opera pittorica è una rappresentazione di immagini astratte e forme concrete che, seppur ordinatamente disposte al centro di una tela, offrono un’idea di infinito, un “insieme di strutture ordinate e di esemplificazione della complessità” così come poeticamente suggerito da Nicola Micieli.

Ecco dunque che il bianco della della tela si riversa e si confonde con il bianco della parete che la ospita, diventandone parte integrante e conseguentemente il contesto spaziale viene incluso all’interno dell’opera stessa.

Antonio Locafaro

Foto: Giampiero Muzzi